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E’ l’ora della tigre bianca un cammino tra sogno e realtà : COVID19

E’ l’ora della tigre bianca un cammino tra sogno e realtà : COVID19

E’ l’ora della tigre bianca un cammino tra sogno e realtà : COVID19

 

Dr. Gianfranco Morelli
Medico, agopuntore, Medicina Tradizionale Cinese

 Desidero condividere queste riflessioni personali relative ad una  esperienza, umana e medica,  profondamente condizionata da questa pandemia, determinata da un virus che non conosciamo ancora bene, sia in termini biologici che epidemiologici. Molteplici sono gli ingredienti della sofferenza che stiamo vivendo ognuno nella propria casa in un tessuto sociale rarefatto: paura della contaminazione e della morte, incertezza, separazione, impoverimento, rabbia. Va crescendo, insieme all’ansia e talvolta al panico, un bisogno di protezione che ognuno va cercando in ciò che la sua esperienza e cultura suggeriscono, che possa arginare quel sentimento di perdita e quindi di lutto che, in questo caso, va inteso nel suo senso più ampio.

Costruire un luogo sicuro

Nasce perciò la necessità di costruire un luogo sicuro che ci possa proteggere e questa necessità antica viene ben descritta nel Salmo 91(90) del salterio “Sotto le ali divine”.

Pur essendo laico leggo questa invocazione, che chiede “rifugio in una fortezza” , come fosse scolpita su una pietra immortale, che posso contemplare e fare mia. “Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza, non avrai timore dei terrori della notte né della freccia che vola di giorno, del la peste che vaga nelle tenebre, dello sterminio che devasta a mezzogiorno.

Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra; ma nulla ti potrà colpire …….

Poiché tuo rifugio è il Signore e hai fatto dell’Altissimo la tua dimora, non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda……”

L’invocazione dovrebbe essere intesa, perlomeno dai laici come me, come un atto di umiltà e fiducia nei confronti della vita, della sua immensa vastità ed intelligenza rispetto alla piccola dimensione umana. Diventa un mezzo per comprendere meglio questa relazione infatti  noi viviamo, troppo spesso, nell’equivoco di affidarci in modo esclusivo al nostro pensiero perdendo così di vista la continua attività informativa che un’intelligenza molto più ampia ci dona continuamente. L’uomo sta fra Cielo e Terra, anzi è frutto di questo incontro.

Riconoscere questa relazione è la base per costruire dentro di noi un luogo sacro che possa essere un riferimento  e presenza che anima la nostra spina dorsale dove intenzione, volere e attività più intima dei nostri organi interni comunicano liberamente e sono in grado di generare un processo ordinato della vita.

Ognuno di noi nel proprio contesto, in misura e modi diversi sta vivendo da giorni un’angoscia che letteralmente toglie il respiro.

Perché se è vero che vi sono centinaia di persone che nella solitudine in reparti ospedalieri o tende da campo attrezzate vivono oggettivamente e drammaticamente questa fame d’aria è anche vero che nelle nostre case soffriamo e abbiamo la necessità, che diventa forse anche un dovere morale, di trasformare e dare un orientamento costruttivo al dolore. Nel Mistero del Fiore d’Oro, opera alchemica cinese, si parla di trasformazione del lato ombra in luce. Questo significa in termini concreti regolare il nostro carattere, emozioni e pensieri , afflussi eccessivi di notizie, tra l’altro, non sempre veritiere, e vivere adeguatamente la nostra quotidianità in una operosità costruttiva  cucinando, curando l’igiene per noi stessi e l’ambiente in cui viviamo, praticando Taiji e Qigong, colmando l’attesa per entrare al supermercato.

Qualsiasi attività può essere utile, infatti non è la cosa in sé, ma come la viviamo.

Perciò non lo facciamo perché costretti, ma con la libertà di un sentimento profondo che arriva fino alle nostre radici.

La tigre bianca

Qualche giorno fa ho sognato una tigre che annaspava immersa in un’acqua blu, non l’ ho vista realmente morire, solo la testa sporgeva dall’immenso blu, l’affanno della sopravvivenza prendeva il sopravvento sulla sua solita fierezza e potenziale aggressività. Sciolta in un’immensa liquidità  avrebbe certamente chiesto aiuto solo se avesse potuto vedere all’orizzonte qualcosa che potesse aiutarla, ma consapevole della sua solitudine, il suo sguardo stringeva verso l’acqua attorno in prossimità del suo affanno.

Il sogno nel suo aspetto simbolico è una forma di intelligenza analogica. L’uomo stesso è analogico, oltre che logico, così lo sono anche le sue relazioni intese in un senso ampio.

Xifang Baihu è, nella traslitterazione pinyin della lingua e nella cultura cinese, la tigre bianca dell’ovest. E’ infatti il guardiano dell’ovest punto cardinale da cui prendono vita e forma l’autunno, l’elemento metallo, la tristezza e nel corpo umano il polmone.

La narrazione della leggenda dice che quando la tigre raggiunga i 500 anni di età la coda prenda una colorazione bianca e appaia solo quando l’Imperatore sia stato capace di immaginare e realizzare un regno di virtù assoluta, in cui regni la pace in tutto il mondo. Quindi la tigre bianca ha a che fare con la complessità, quale aspetto della globalizzazione, in particolare rappresenta la capacità della parte che sa guardare all’altra come bene comune, la percepisce come fosse il proprio sé, in sintesi è il seme della pace.

L’autunno è la stagione della raccolta, della selezione dei semi, della diminuzione della natura che si affaccia alla profondità della terra e promuove un’introspezione assoluta che avviene attraverso una diminuzione o perdita, proprio come viene intesa nell’esagramma 41 dello Yi Jing che dice: “Quando in un tempo di crisi generale una verità intrinseca giunge ad esprimersi, non bisogna temere la perdita. Questa è allora la cosa giusta e conferisce la forza interiore con la quale si può di nuovo intraprendere qualche cosa”. Un rallentamento dei contatti sociali, la distanza sociale a cui ci ha costretto il COVID19 ci sta orientando a volgere lo sguardo verso i semi della nostra essenza e a cogliere la terribile distanza tra noi e la tigre bianca e la prossimità con il virus che è dentro di noi o lì fuori, da qualche parte, o dentro qualcuno accanto a noi che fa la spesa o ci attende magari su qualche superficie e ci costringe a disinfettare ogni cosa, quasi ossessivamente, per placare le nostre paure. Mi viene in mente una signora che incontro spesso sull’autobus, quando vado al lavoro: sale sempre con gli stessi vestiti, con in mano un fazzoletto di carta per proteggere la mano con cui afferra l’asta dell’autobus per non toccarla direttamente, non si siede mai anche se ci sono molti posti a disposizione, si guarda d’attorno per non entrare in contatto con nessuno e se c’è qualcuno troppo vicino si sposta per evitare un possibile contatto.  Finalmente oggi è come tutti noi, non è più distinguibile perché la nostra consapevolezza del pericolo forse è  più vicina al suo inconscio.

La psiche nello Yi jing: un pozzo da cui attingere.

Nella filosofia e nella medicina cinese l’aspetto più prezioso che l’essere umano possiede è il suo principio di vita e coscienza che chiama Shen: è infatti il fondamento della nostra vita da cui tutto ha origine. Desidero parlarne perché in questo momento di separazione, di pericolo e di presenza della morte è la primo bene che dobbiamo proteggere in quanto è proprio da li che manteniamo viva la nostra luce e quella della collettività che può divenire così una forza enorme propria di una massa critica luminosa.

Vorrei a questo proposito prendere spunti da un grande libro di saggezza che l’antica cultura cinese ci ha lasciato a disposizione: lo Yi Jing o Libro delle Mutazioni.

Desidero condividere con voi alcune personali riflessioni che mi hanno aiutato a vivere e comprendere meglio me stesso in relazione a quest’epoca di avvento della tigre bianca.

Ho scelto alcuni esagrammi che mi sembrano particolarmente affini a ciò che individualmente e collettivamente stiamo vivendo.

Vorrei partire proprio dal Tuono, esagramma 51 lo Scuotimento, rappresenta in natura un movimento improvviso che “spaventa per cento miglia” una distanza simbolica, infinitamente grande. Ci dice anche qual’è la qualità umana necessaria per affrontare questa circostanza: “Egli non lascia cadere il cucchiaio sacrificale e il calice “. Questa è l’immagine potente di un uomo che è in relazione con l’aspetto più profondo e sacro di sé, rimane nonostante tutto raccolto e presente a se stesso. Questa immagine fa rimbalzare impotente ogni motivo esterno di terrore, può diventare davvero  una protezione. Infatti questo uomo ha coltivato un luogo sicuro dentro di sé, che comunica è ha radici in Cielo e Terra: il centro di gravità permanente.

Il commento all’immagine di questo esagramma ci indica come possiamo contribuire per mantenerci saldi e raccolti: “Il tuono continua, così l’uomo temendo e tremando mette ordine alla sua vita ed esplora se stesso, così il riverente timore diventa il fondamento della formazione di sé”.  Questo passaggio contempla la nostra fragilità e l’accoglie, possiamo consentirci di avere ansie e paure, ma ci suggerisce  il modo per riconvertirle in principi che diventano alimento della nostre radici.

Si tratta di un violento movimento esterno che deve trovare una possibilità di movimento interno, che lo possa assorbire e trasformare, non ci si deve opporre e fare resistenza.

Prosegue: “Lo scuotimento viene con pericolo. Centomila volte perdi i tuoi tesori e devi salire i nove colli. Non affannarti dietro a loro. Dopo sette giorni ritorneranno”.

L’idea del ritiro sul monte significa che per poter realizzare quanto viene suggerito è necessario che il cuore vigili e sorvegli su cosa debba veramente entrare dentro di noi di quanto succede fuori, dovrebbe entrare solo quanto necessario, pensate solo alla qualità e quantità di informazioni che riceviamo ogni giorno in queste circostanze.

Nel bel mezzo di questo esagramma si prende in considerazione la possibilità di essere sopraffatti: ” Lo scuotimento arriva e fa uscire di senno” quando lo scuotimento interiore sale al suo apice ; ma cosa ci induce a perdere il senno? Vorrei rispondere con un esempio pratico, nelle arti marziali cinesi si impara a percepire il movimento che attacca e si impara ad assorbirlo e trasformalo in un proprio movimento, ma questo lo si può fare se la nostra percezione è libero da affanno e paura.

Perciò quando esternamente si manifesta un cambiamento improvviso e drammatico che corrisponde ad un movimento rapido e improvviso, se interiormente non abbiamo coltivato questa disponibilità recettiva e di movimento, possiamo essere preda di confusione, ansia , depressione, rabbia e panico. Perdiamo la chiarezza di visione contagiati dall’agitazione. Questo è il compito di noi confinati nelle nostre case per dare sostegno a chi è costretto ad una presenza continua, dove giorno e notte perdono i loro confini, se necessario fino all’esaurimento delle forze.

 La tigre bianca si arresta davanti al monte.

Il Monte, è l’arresto. Esagramma 52 dello Yi jing.

Rappresenta la fine del movimento naturale perciò sfocia nella quiete, in questo caso è per ora solo la più grande protezione davanti alla furia della tigre bianca che, offesa e senza forma, ha ruggito al mondo intero fermandolo con un alito velenoso.  Sono infatti velocità, densità e necessità degli spostamenti, difficoltà a fermarsi che hanno dato corpo e velocità al suo ruggito.

Perciò per ora siamo fermi, costretti a rifugiarci nelle nostre case.

Quando l’arresto come in questo caso sia forzato si dice “Tenere ferme le anche e irrigidire l’osso sacro è pericoloso, il cuore soffoca” l’ansia è il fuoco del cuore che va indirizzato costruttivamente verso il nostro movimento interiore e all’ascolto dei nostri intimi mutamenti  davanti ad una trasformazione epocale. Il monte presenta il percorso per raggiungere quella condizione che ci consente un incontro autentico con il nostro sé e con gli altri e le qualità necessarie ad affrontare questo momento.

“Tener ferme le mascelle, le parole sono ordinate allora il pentimento svanisce”questa pensate è la virtù che precede il compimento.

Significa che, ancor di più in una situazione pericolosa, ed in una situazione per certi versi ancora incerta, escono troppo facilmente parole dalla bocca di chi possiede ricette miracolose, la soluzione giusta, menzogne e persino azioni truffaldine o parole che feriscono.

Essi sono non curanti di ciò che sta ai piedi del Monte ” Tenere ferme le dita dei piedi. Nessuna macchia. Propizia è durevole perseveranza.” E’ l’invito al recupero del movimento legato all’originaria innocenza e all’intuizione non contaminate da interessi egoistici.

La limitazione della libertà in natura e nella società

L’esagramma 60, la Delimitazione (Jie) rappresenta le giunture o nodi disposte sul fusto della pianta del bambù  può aiutarci a comprendere il significato di questa esperienza. Il significato di questo esagramma può assumere diverse valenze.

Nella vita morale sono i limiti imposti alle proprie azioni mentre in natura rappresenta i jieqi o le ventiquattro microstagioni in cui hanno luogo i cambiamenti climatici relativi al mutamento della relazione yin yang, caldo freddo, luce oscurità. E’ così che in natura il corso dell’anno possa assumere un significato.

La delimitazione è parte integrante  di ciò che regola la relazione tra individuo e collettività e senza dubbio ha in sé degli aspetti amari che possono avere riflessi negativi sulla nostra psiche e quindi nei comportamenti se non si comprende a fondo il significato di separazione e delimitazione. Quello che appare come limitazione della libertà diventa ciò che regola la collettività, l’individuo che vive liberamente la norma del dovere, acquisisce valore quale spirito libero che riconosce e segue un processo naturale. “Così istituendo numeri e misura si potrà indagare cosa siano virtù e retto cammino”. In questo senso se ci adeguiamo solo per decreti imposti senza coglierne l’aspetto profondo perdiamo una splendida occasione. “Non uscire da porta e cortile non è una macchia ” ciò vuol dire che la delimitazione diventa quel valore che ci consentirà poi, al momento opportuno, di agire energicamente. “Dolce delimitazione reca salute” questo è perciò il sentimento giusto per sanare  le conseguenze  dell’amara delimitazione.

Tuttavia la delimitazione rimane un ambito delicato soprattutto dal punto di vista sociale e politico oltre che sanitario. Lo Yi jing a questo proposito ammonisce: “Amara delimitazione, perseveranza reca sciagura”. Questo si riferisce al fatto che limitazioni severe e protratte in modo sistematico e troppo a lungo di solito non si è in grado di sopportarle da tanti punti vista. Se certe considerazioni in una situazione drammatica e di urgenza non sembrano essere essenziali, in una prospettiva di medio lungo termine invece possono diventare rilevanti. In questo senso le decisioni politico sanitarie devono oggi saper vedere in prospettiva quelle funzioni che ci permetteranno di ritornare gradualmente e in relativa sicurezza alle nostre attività. Parlo perciò del controllo/tracciabilità come forma di prevenzione, rendere più rapida la sperimentazione e acquisizione di  farmaci utili nelle varie fasi di malattia come per esempio il favipiravir, antivirale attualmente utilizzato attualmente in Giappone nelle fasi iniziali della malattia e altri farmaci in sperimentazione e altri ancora attualmente in corso di studio. Sperando che rallentamenti burocratici e interessi economici non rallentino il percorso.

Tutto questo in attesa di un vaccino la cui efficacia dipenderà probabilmente anche dalla stabilità genomica e quindi della sequenza peptidica,  che  questo coronavirus dimostrerà di avere nel tempo e su cui alcuni tipi di vaccini contano.

Ripresa del cammino e una nuova coscienza.

Ed infine l’esagramma  (30) Li l’Aderente, la luce: abbiamo finalmente “scollinato” e vediamo la luce, quel “tutto andrà bene” è ora davanti ai nostri occhi, è un nuovo orizzonte.

Ciò che sentiamo e vediamo, ha un sapore diverso, c’è un prima e un dopo, in mezzo rimane l’essenza di ciò che abbiamo vissuto. Ancora nelle orecchie il ruggito della tigre con i suoi veleni e nel cuore una luce nuova. ” Il chiarore sorge due volte così l’uomo, continuando questo chiarore, illumina le quattro regioni del mondo “. Si delinea la possibilità di sviluppare una nuova coscienza e una cultura in cui l’uomo possa riconoscere i suoi limiti e un maggiore rispetto per la natura.

“Le orme corrono in ogni direzione ..” è la ripresa del movimento, ma attenzione “Alla luce del sole del

tramonto, gli uomini o battono sulla pentola e cantano o sospirano forte”  si possono ripetere errori e riprendere brutte abitudini e perciò bisogna rammentare il ruggito della tigre bianca e i suoi desideri che riguardano la vita dell’intero pianeta.

Gianfranco Morelli

 

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